La verità sul caso Motta - mario soldati

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Anno di pubblicazione 1941

La verità sul caso Motta

Dalla ‘ prefazione di Cesare Garboli ’
Mario Soldati  Opere II
‘ROMANZI BREVI’
Classici contemporanei RIZZOLI  settembre 1992

(…) La verità sul caso Motta, è la parodia allegra, derisoria,
strafottente, non solo del romanzo giallo in voga negli anni
Trenta e Quaranta ma anche del racconto surrealista fiorente
In quegli anni di “Italia magica” (magica e fascista) a firma
Bontempelli, Savinio, Landolfi, Moravia, ecc. ecc. (…)

(…) Questo lungo racconto uscì a puntate su ‘Omnibus’, il settimanale di Angelo Rizzoli diretto da Longanesi, prima di uscire in volume nel 1941. La seconda guerra mondiale era vicina. Soldati allora lavorava nel cinema, a Roma. E la storia parte forse per questo con un taglio, uno stile di certe brillanti sceneggiature d’epoca; una satira in grigio, divertita, ironica, ma anche affettuosa, del perbenismo borghese in età fascista, tra Camerini
e Blasetti, e un po’ in quel gusto del racconto-cronaca dove si annuncia e si nasconde il meraviglioso che fu poi di Buzzati.
Protagonista un avvocato maldestro e intimidito dalle donne,
afflitto da madre tirannica e comicamente religiosa. Il racconto
è diviso, idealmente, in tre parti; o meglio introdotto da un’ ouverture  “operettistico-satirica”, come finemente ci fa notare
Giovanni Raboni nella prefazione all’edizione Oscar 1967: una pensioncina al mare, una gita insperata, un approccio e un bacio sbagliati, la vergogna subitanea, la fuga, la solitudine; e poi, a un tratto, del tutto inatteso, il colpo di scena. L’avvocato incontra una sirena, tranquillamente seduta sugli scogli di Levanto. Viene rapito, amato, preso e trascinato tra i gorghi, in una valletta che trascolora secondo le luci della notte e del giorno, secondo il variare della volta celeste, e là impara a respirare sott’acqua. Non è facile descrivere che cosa avvenga  non tanto sul fondo del mare, durante l’avventura subacquea e coniugale dell’avvocato Motta, ma nella scrittura di Soldati: scrittura prodigiosa, magica, estatica, semplice, liquida, trasparente, così limpida e cristallina da farci sentire immersi con tutta naturalezza nella freschezza,
nella paurosità, nella meraviglia degli abissi marini, con una fusione  miracolosa tra il vergine, l’ignoto, il sorprendente, e il sapore e l’odore eterno della vita di qui. L’avventura mitica è un’avventura casalinga, coi suoi spaventi, i suoi gatti, le sue mogli, con gli stessi piaceri e le stesse gelosie del mondo di sopra. Regine del mare sono le sirene, donne come tutte le donne, ma schiave di una perfida e viziosa imperatrice, pesce-femmina di membra così onnipotenti da fare impallidire, in anticipo di un paio di decenni, tutte le gigantesse felliniane. C’è in questa fiaba acquatica tutto Soldati: la gioia di sentirsi una nullità perduta nell’infinito scorrere del mondo; la felicità di nuotare nel verde grembo materno, in quella luce amniotica, meravigliosa, o anche tetra e smorta, in quella luce di cripta; la felicità di stringersi a una madre, a una divinità del piacere e dell’acqua; la gioia innocente e la sorpresa dell’omosessualità, vissuta a cavallo di uno squalo; e la paura, il tedio e la noia di vivere, la noia della monotonia, il bisogno inesausto dell’avventura. Quando l’avvocato Motta ritorna alla superficie, la sua avventura marina può essere stata una realtà veramente vissuta, o, indifferentemente, il delirio di un mentecatto in costume adamitico avvistato al largo di Portofino, e subito ricoverato al Regio manicomio di Collegno. Pochi e sapienti accordi farseschi
bastano a Soldati per ritornare al punto da dove era partito, alla satira di costume, con un comico epilogo amaramente derisorio.
(…)
Cesare Garboli
 1992


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