Fuga in Italia - mario soldati

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Anno di pubblicazione 1947

Fuga in Italia

Nota di

Salvatore Silvano Nigro
Sellerio2004

La prima edizione di Fuga in Italia è del 1947: Milano, Longanesi, collana «I Marmi».
Nella quarta di co si leggeva: «Mario Soldati, autore dell'Amico Gesuita e di America primo amore, che è anche il più popolare regista cinematografico italiano, racconta in questo suo libro la fuga da Roma a Napoli durante l'occupazione tedesca dell'Italia, notando giorno per giorno impressioni e fatti, in uno stile rapido, affascinante,, spesso poetico.
Il crollo dell'esercito italiano, lo sban delle truppe, il senso di disfatta che seguì alla debole difesa di Roma, l'umiliazione e lo sconforto dei fuggiaschi è descritto in pagine vive e commoventi. Il libro, tuttavia, non è affatto un diario politico, ma è la narrazione di un grande fatto storico visto da un uomo di lettere, senza preconcetti, deluso come tutti, amante della libertà e vicino agli umili.
Oltre agli ufficiali delle SS, ai soldati siciliani che vogliono raggiungere la loro casa, ai contadini che arano i campi sotto i mitragliamenti, incontriamo in questo lungo racconto le attrici cinematografiche fuggite da Roma, i villeggianti sorpresi dal crollo del governo Badoglio, le truppe alleate ed i benestanti meridionali che sognano di dare una figlia in isposa a qualche ufficiale americano.
Figure e paesaggi sono disegnati in fretta, con brevi tocchi fedeli, non senza una sottile ironia che fa di questo libro uno dei più vivi ed eleganti documenti della nostra recente storia».
Il libretto inalberava un'epigrafe (Talleyrand: ‘il ne faut jamais ètre pauvre diable’), ben presto ammainata. E dei nomi dava solo le iniziali puntate, Soldati sottopose il testo a una revisione capillare, nel momento in cui decise di includere il «diario» nel volume I racconti (Milano, Garzanti, 1957).
Eliminò il Can zoniere, che chiudeva l'edizione del '47, sciolse le sigle dei nomi, e rese evidente il raccordo con l'esilio di Ovidiio introducendo (non senza errori di trascrizione) un brano dei Tristia (I, 3, 1-4 e 27-30: «Quando di quella notte sottentra in me tristissimo il ricordo, / quella del mio trascorso ultimo tempo a Roma, / quando penso alla notte in cui lasciai le tante cose amate/ mi scende giù dagli occhi una lacrima ancora/. /... / di uomini e di cani si acquietavano le voci ormai / i notturni cavalli guidava l'alta luna. / E alzando a lei lo sguardo e accanto a lei scorgendo il Campidoglio, / congiunto inutilmente al mio Lare...»: traduzione di Gabriella Leto, in Ovidio, Opere, a cura di Paolo Fedeli I Torino, Einaudi, 1999).
L'inserimento della citazione ovidiana comportò la necessità di una contestualizzazione.
Soldati premise ai versi la seguente dilatazione memorativa: “Al tempo stesso, abbiamo un'altra sensazione, quasi opposta, ci ricordiamo qualche cosa: ci sembra di avere già vissuto questo momento
E, d'un tratto, ci rendiamo con che è un ricordo letterario e liceale.
L'ultima notte di Ovidio a Roma, prima di partire per l'esilio da cui non doveva più tornare! ».
Aggiunse anche un elogio dei ferrovieri: «gli unici rimasti in piedi, gli unici che an funzionano. Si tramandano il mestiere, molto spesso, di padre in figlio. Un blocco, dalla famiglia al stato». Scorciò pochissimo. Non molto più di quan è stato segnalato nell'introduzione.
La revisione andò verso una sintassi narrativa agile e veloce, meglio cadenzata da una più marcata punteg (...)
da Soldati fuggì in Italia

di Enrico Emanuelli
Europeo 15/6/47

Soldati da sempre l’impressione di voler fuggire.
La fuga è una condizione della sua intelligenza e del suo spirito. Sorpreso dall’armistizio del settembre 1943, e messo allo sbaraglio per la sua attività politica, dovette fuggire da Roma a Napoli , già occupata dagli alleati.
La fuga è durata dal 14 settembre al 3 ottobre. Prima in treno, e poi in bicicletta e la bicicletta , per chi conosce Soldati è un ‘amore di gioventù’
sempre felice.
Quello che gli capitò in quei giorni, gli uomini che incontrò, e tanti pensieri provati a quelle viste dolorose o a quegli incontri drammatici, si ritrovano adesso nel suo ultimo libro.
Eppure in questo Fuga in Italia
vi è, e grande, da sovrastare ogni altra cosa, il piacere fisico e intellettuale della fuga. Il piacere, cioè, d’andare in modo violento, improvviso da un luogo in un altro, recando in se stesso l’irrequietudine morale nella quale vive la più forte caratteristica del suo temperamento (...)

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